È da qualche tempo che essere sui social e raccontare una storia non basta più: gli utenti online hanno cominciato a premiare, in generale, contenuti meno patinati, più genuini e credibili. «Quello che funziona nel 2025 è la stessa cosa che funzionava nel 2007, che poi è la stessa cosa che
funziona anche offline. Non è mai solamente una questione di tecnica di comunicazione: serve la capacità di risultare credibile e coerente, tenendo insieme profilo, storia personale, battaglie politiche, curriculum, tutto quello che rappresenta il vissuto della persona», spiega Dino Amenduni,
uno dei più riconosciuti esperti di comunicazione politica in Italia.
Ha suscito una certa curiosità l’approccio di Roberto Gualtieri, sindaco di Roma. Se il concetto base che sta dietro a questa nuova strategia potrebbe essere quello di non presentarsi a mani vuote davanti ai cittadini romani, l’esecuzione prevede, reel dopo reel, un piano americano, lo sguardo fisso in camera e qualcosa da indicare (al punto che è apparsa anche una pagina Instagram satirica che si chiama “Gualtieri che indica cose”). È un modo interessante di comunicare i risultati del lavoro della sua giunta, dalle inaugurazioni di monumenti, ai nuovi cestini, ma anche di entrare a far parte di un panorama più pop: la percezione è sia di un sindaco che interviene in prima
persona, sia di un (primo) cittadino che è presente laddove succedono le cose.
Sono cambiati i social, è cambiata Roma, ma a cambiare è stato anche lo stesso Gualtieri: esponente del Pd di lungo corso, dieci anni al parlamento europeo, quindi ministro dell’Economia e delle finanze nel governo Conte II. Non è più il grigio politico istituzionale e ingessato, sta al passo con i tempi e questo nuovo slancio ha fruttato 18 milioni di visualizzazioni su Instagram e 10 milioni su Tik Tok in appena 90 giorni: è il sindaco più seguito d’Europa. È riuscito a raggiungere il 96,3% di account non suoi follower, dimostrando di saper arrivare ad un pubblico talmente tanto ampio da superare i confini nazionali.
Ma queste interazioni si trasformeranno in (ulteriori) voti? Sicuramente ha aiutato a colmare la distanza, sempre più avvertita soprattutto tra i giovani, tra la figura istituzionale e l’elettore, ma questo non basta, e non basterà finché i cuoricini su Instagram non varranno quanto i voti all’urna.


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