I simboli in Italia nascono, come altrove, col suffragio universale maschile e il voto degli analfabeti: non potendo leggere i nomi sulla scheda occorreva un emblema figurato. Così all’origine il simbolo era di grande importanza, in quanto l’elettore aveva bisogno di capire per chi stava votando, e il partito aveva l’esigenza di farsi identificare: il simbolo è identità I simboli sono nati in bianco e nero, ed è stato così fino al 1991 compreso, quindi quello che contava era il lato stilistico; dal 1992, viene ammesso il colore.
Negli ultimi anni c’è stata una grandissima inflazione dei colori nazionali: verde, bianco e rosso, ma anche il blu (quest’ultimo infatti era il colore dei Savoia prima, ed oggi della nazionale). Quindi non stupisce che ad esempio Berlusconi abbia utilizzato questo colore: è il classico carattere di un partito che cerca di rivolgersi a tutti, al “popolo” nel senso più ampio possibile. Comunemente, infatti, è prassi associare il rosso alla sinistra e il blu alla destra – una tendenza, quest’ultima, resa evidente in tempi recenti dalla Lega, che nell’abbandonare il “Nord” dal nome ha optato per il blu come colore identificativo al posto del verde. Se si analizzano i loghi usati dai partiti di centrosinistra si può giungere infatti alla conclusione che il grande campo
cromatico scelto del centrosinistra e quello più omogeneo di centrodestra parrebbero essere un immediato riflesso delle rispettive aree politiche: la prima più divisa e articolata e con solo un grande partito di riferimento, la seconda più uniforme, con tre grandi partiti radicati.
Si sono poi diffusi simboli molto più simili a marchi commerciali, spesso disegnati da agenzie o professionisti che si occupano di marketing: abbondano le sfumature, l’uso dei colori (soprattutto del tricolore), l’impiego di conformazioni particolari dei caratteri usati per i testi, ma è sempre più difficile individuare un contenuto di idee e valori dalla grafica, dalla quale però non si può prescindere. La storia italiana ha quasi fin da subito delineato e diviso con i colori: i «rossi» (repubblicani e radicali ma anche internazionalisti e socialisti) dai «neri» (i cattolici intransigenti e «temporalisti», poi fascisti), quindi gli «azzurri» (monarchici e nazionalisti).
Anche la “nuova” politica degli ultimi anni – con i movimenti prima “arcobaleno” e quindi “viola” o “arancione” – non sembra poter fare a meno di cromatismi e simboli, anche se ridefiniti. Abbiamo forse capito l’importanza della grafica, scordandoci però di dare la stessa importanza anche all’identità.


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