Il cinema si presenta come un’industria con elevati livelli di rischio, in cui il successo di un film non è mai garantito: è proprio in questo contesto che il marketing svolge un ruolo fondamentale come principale attività di comunicazione, promozione e presentazione di un prodotto filmico. Al centro della riflessione dell’economia di mercato si trova la soddisfazione dei bisogni del cliente, per cui la ricerca deve portare alla comprensione del comportamento degli spettatori, individuando bisogni, motivazioni e aspettative.
Il marketing cinematografico ha visto una trasformazione digitale con l’uso di social media, content marketing e campagne virali; nuove figure professionali come Content Creator, Social Media Manager e Data Analyst sono diventate essenziali.
I trailer, le interviste e i dietro le quinte non sono più sufficienti: ora gli output devono essere più dinamici e interattivi per catturare l’attenzione del pubblico e il content marketing è diventato uno degli strumenti più potenti, dove la chiave è la personalizzazione, con contenuti mirati e adattati a diverse nicchie di pubblico. Le campagne virali utilizzano la capacità di condivisione offerta dai social media per generare buzz e interesse attorno a un film, il guerrilla marketing, invece, utilizza tattiche non convenzionali per creare un impatto drammatico e memorabile: spesso una buona strategia è una sintesi di entrambe. Il modello statunitense ad esempio, o “Marketing Market Oriented”, coinvolge il marketing in tutte le fasi del film e orienta la sua azione verso un orizzonte di lungo periodo, con l’obiettivo di identificare preferenze e desideri di un determinato gruppo di clienti per adeguare la capacità produttiva al loro soddisfacimento.
Questo approccio mira alla creazione di prodotti “blockbuster” con un appeal universale, in grado di raggiungere un pubblico internazionale; un esempio facilmente individuabile è quello del caso Barbie. La comunicazione di questo film si è basata su una strategia multiforme che include il marketing esperienziale, come la casa di Barbie su Airbnb, collaborazioni mirate, come quella con l’XBOX, e l’uso dei social media e di strumenti interattivi. Ma non è l’unico caso.
Uno dei casi più celebri di marketing virale è “The Blair Witch Project”: grazie a una campagna di marketing non convenzionale che faceva leva sull’incertezza e il mistero, è diventato un fenomeno globale, e la strategia di promuovere il film come se fosse un vero documentario è stata pionieristica, ed ha portato a un incredibile successo.
“Deadpool” invece, ha utilizzato una combinazione di content marketing e social media per creare una campagna di successo con uno stile irriverente e umoristico, che ha attirato l’attenzione di milioni di spettatori.
L’importanza della creatività per la riuscita di un prodotto, soprattutto di un film, resta fondamentale, ma lo slogan “non comanda il budget ma l’idea” suona un po’ anacronistico: spesso l’idea può essere anche a costo contenuto, ma l’operazione non lo è, non in un mondo in cui si spendono 5 milioni di euro per una clip di trenta secondi durante il Super Bowl.


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